22 maggio 2012

205 - l'ultima lotta

La morte rende indisponibili allo sfruttamento.
Organizzare suicidi di massa: strategia sindacale definitiva.

13 settembre 2011

204 - etica

La saggezza è la ragion pratica della lucidità.

27 agosto 2011

203 - Liberi di servire

"In presenza di un livello di vita via via più elevato, il non-conformarsi al sistema sembra essere socialmente inutile, tanto più quando la cosa comporta tangibili svantaggi economici e politici e pone in pericolo il fluido operare dell'insieme."

"La libera elezione dei padroni non abolisce né i padroni, né gli schiavi."

"La riproduzione spontanea da parte dell'individuo di bisogni che gli sono stati imposti non costituisce una forma di autonomia: comprova soltanto l'efficacia dei controlli."

"... a mano a mano che la reificazione tende ad assumere carattere totalitario in virtù della sua forma tecnologica, gli organizzatori e gli amministratori si trovano sempre più a dipendere dall'apparato che essi organizzano e amministrano. E tale dipendenza reciproca non è più la relazione dialettica tra il Padrone e il Servo, spezzata nella lotta per essere riconosciuti dall'altro, ma è piuttosto un circolo vizioso che racchiude sia il Padrone che il Servo."

"...la produzione e la distribuzione di una crescente quantità di beni e servizi fanno dell'ubbidienza un atteggiamento tecnologico razionale."

"La nuova finezza del linguaggio magico-rituale è... da vedersi nel fatto che le persone non vi credono, o non se ne curano, ma agiscono in conformità ad esso."

   (Herbert Marcuse - L'uomo a una dimensione, 1964)

26 luglio 2011

202 - verità ultime 2

Una élite filosofica di castrati, i senza Dio, nichilisti schiantati dalla rivelazione della vanità universale. Abitatori di cimiteri, emanano lezzo di cadavere. Per essi, la mancanza di valore del mondo rappresenta una catastrofe – intonano la litania del “niente conta” come se fosse il requiem della vita. E invece un mondo senza valore è un campo aperto, non un cimitero. La vita è tutti i valori e l'assenza di essi: potenzialità illimitata, illimitato dipanarsi dell'effimero-reale mondo, oltre il quale è nulla.
Non si può reificare un disvalore – errore del nichilismo.
Mentre gli occidentali scorticati piangono sul cadavere di un dio inutile, lo Zen, anticipando Nietzsche di secoli, sorride sul vuoto aperto dalla distruzione, generatore di mondi.

10 luglio 2011

201 - verità ultime

Tutto è parte del tutto, per cui moriamo sempre di morte naturale.

08 luglio 2011

200 - preti

"Dio non sa, o non può, parlare direttamente, chiaramente e senza fraintendimenti ai cuori di tutti, al singolo individuo; si avvale di noi, manipolo di iniziati autoeletti; e soltanto noi con i nostri libri, le nostre encicliche, i nostri concilii, i nostri accordi, le nostre guerre, i nostri ripensamenti, le nostre eresie, i nostri roghi, le nostre inesattezze, le nostre vendette, le nostre superstizioni, i nostri diktat - soltanto noi possiamo dirvi che cosa dica e che cosa voglia il creatore di ogni cosa, egli stesso ogni cosa e ragione di ogni cosa. Dio si avvale della nostra pochezza, della fragilità del nostro spirito e delle nostre istituzioni. Dio fraziona la sua eterna parola nei codicilli bizantini della nostra teologia e del nostro catechismo; Dio è tutto quello che diciamo egli sia. Solo noi sappiamo, voi non sapete nulla. Senza di noi, Dio è sconosciuto, inaccessibile, morto. Rinunciare a noi significa rinunciare a Lui. Lasciateci comandare, affinché comandi Dio!"

23 giugno 2011

199 - la resa

"Non ci si ribella contro il mondo, il mondo non è mai stato sconfitto, penso che non potrebbe esserlo, quelli che non si adattano in un modo o nell'altro dovrebbero restarne esclusi, quelli che rimangono si rassegnano al fatto che rimangono, i veri ribelli muoiono, se noi ci rifiutiamo di distruggerci è solo perché siamo fautori dell'ordine."

(Albert Caraco - Le galant homme)

10 giugno 2011

198 - Vauvenargues

"Chi s'augurasse sul serio di illudersi, sarebbe subito appagato al di là d'ogni desiderio"
               (Riflessioni e Massime - 384)

27 maggio 2011

197 - la condizione umana


Non ci sono buoni selvaggi né moderni inciviliti: ci sono uomini. Occorre soltanto calcolare il gradiente di sofferenza e infelicità che introducono nel mondo.

09 maggio 2011

196 - Mea Culpa

Chi soffre si assuma la responsabilità di non essersi ucciso quando ne ha avuto l’occasione.

14 aprile 2011

195 - Apologia del silenzio

"Lo strepito dell'umanità è intollerabile e il sonno non è più possibile a cagione di questa babele". Così gli dèi si accordarono per sterminare l'umanità.

       (L'Epopea di Gilgameš – Il racconto del diluvio)

03 aprile 2011

194 - ordine e caos


Non si può più credere in un sistema perfetto e chi lo fa è in malafede o non si è mai svegliato dal sonno. Il caos umano è inorganizzabile e le regole si piegano al dominatore di turno, se egli ha potere e volontà sufficienti. L'efficacia dei sistemi risiede unicamente nel buon cuore dei governanti: una scommessa contro le probabilità e le circostanze. Le regole sono solo un contorno, la legge non può nulla e questo spiega la diffusione isotropica del male e della miseria nel mondo. La fortuna e l'astuzia assistono alcune nazioni a scapito di altre; una equa distribuzione della disperazione, unico principio umanitario possibile qui all'inferno, è inconcepibile per le masse e per chi le guida, l'invidia vince su tutto e inaugura i massacri. Si toglie tutto ai pezzenti affinché pochi vivano fra i cuscini; niente di più razionale: un vita da derelitto non merita di essere vissuta - ragione per la quale la razza umana, se pensasse a se stessa come specie e valutasse la propria esistenza complessiva, avrebbe già optato per il suicidio definitivo. Pochissimi hanno la fortuna di smarcarsi dalla schiavitù del lavoro o del bisogno, la pace è roba da ricchi o santi, la massa è dappertutto un proliferare di formiche salariate, tantissimi infelici, ma sempre meno di quelli incapaci anche solo di valutare la propria condizione, automi che vivono per inerzia cui è stata data la carica una volta per tutte. D'altra parte l'ordine è spietato comunque, non potrebbe essere altrimenti, si tratta di gradazioni ed è così che deve essere. Esiste soltanto l'anarchia con la sua barbarie o l'ordine col bastone. La filosofia depone per la prima; l'ordine invece è sempre falso, artefatto, illogico e irrazionale. Nessun pensatore può difendere la verità di un ordine senza cadere nel ridicolo. Oggi non ci sono più scuse e i profeti dell'Utopia sono tutti colpevoli.
Non è lontano il momento in cui, in un mondo ridotto a letamaio in cui agonizzano decine di miliardi di topi, lo sterminio della maggioranza sarà l'unico modo per tornare a respirare fuori dalla fogna. Lo spazio è necessario come l'acqua, le bestie lo sanno, tutto ha la sua misura, non ci sono Terzi Mondi nel regno animale. La sterilizzazione e l'aborto saranno l'ortoprassi di un mondo che esplode.

29 marzo 2011

193 - dominare il mondo


È un maestro di cerimonie che il mondo abbisogna, quanto o forse più di un sistema di pensiero, giacché SOLO TRAMITE I COMPORTAMENTI IL PENSIERO RAGGIUNGE GLI SCIOCCHI.

                            (Albert Caraco – Le galant homme)

26 febbraio 2011

192 - teatro senza quinte

"...poiché alle mie domande sulla felicità, attraverso la mia coscienza ricevo dalla natura solo la risposta che non posso essere felice se non nell'armonia del tutto, che non capisco e che evidentemente non sarò mai in grado di capire; poiché la natura non soltanto non mi riconosce il diritto di domandarle conto, ma non mi risponde per nulla, e non perché non voglia, ma perché non può rispondere; poiché mi sono convinto che la natura, per rispondere alle domande, ha destinato (incoscientemente) me stesso e mi risponde con la mia coscienza (poiché io stesso dico tutto ciò a me stesso); poiché, infine, in un simile ordine di cose, io mi assegno nello stesso tempo la funzione di querelante e di querelato, di accusato e di giudice, e trovo questa commedia da parte della natura del tutto stupida, e per parte mia trovo il sopportarla perfino umiliante; nella mia indiscutibile qualità di querelante e querelato, di giudice e di accusato, condanno questa natura - che senza tante cerimonie e sfrontatamente mi ha creato per la sofferenza - a essere distrutta insieme a me...
Ma poiché io la natura non posso distruggerla, distruggo solo me stesso, esclusivamente per il fastidio di sopportare una tirannia della quale nessuno è colpevole."

                                  (Dostoevskij - Diario di uno scrittore - ottobre 1876)

06 gennaio 2011

191 - saggio accettare


“Quando gli fu annunciato che era stato condannato e che i suoi figli erano morti, intorno alla sua condanna disse: «Da tempo la natura ha condannato alla morte i miei giudici e me stesso»; intorno alla morte dei figli disse: «Sapevo di averli generati mortali»”

    (su Anassagora, in Diogene Laerzio "Vite dei filosofi")

01 gennaio 2011

190 - "Il silenzio del corpo"

"L'immoralità della procreazione lodata come cosciente consiste in questo: qui il delitto di fare un uomo, d'introdurre altro male e dolore nel mondo, non è compiuto incoscientemente in un'estasi drammatica e nella tenebra della copula, ma è freddamente premeditato, abolendo temporaneamente le cautele abituali, provando e riprovando, fino a scopo raggiunto. Di peggio c'è la procreazione artificiale, con seme di ghiaccio, dove, senza che il manipolatore e il ventre soggetto inorridiscano di quel che fanno, manca perfino l'esecuzione a caldo, la voluptas che attenua un poco."

"Menzogna è natura e verità artificio. Cercare la verità è lo scopo di chi cerca oltre il velo e contro la natura, che non vuole essere vista nuda, né all'interno, complicazione senza fine. Di semplicità non si può parlare, per nessuno: anzi più gli esseri umani sono semplici più amano il letame della menzogna, più è necessario mentirgli, fingere semplicità ma comporre artificio. Senza le menzogne convenzionali, nessuna comunicazione con gente semplice sarebbe possibile."

                                         (Guido Ceronetti)

29 agosto 2010

189 - Da un altro Vangelo...


"Perché questa miserabile condizione dell'uomo, e il barbaro insegnamento della ragione, che i piaceri e i dolori umani essendo meri inganni, quel travaglio che deriva dalla certezza della nullità delle cose, sia sempre e solamente giusto e vero. E se bene regolando tutta quanta la nostra vita secondo il sentimento di questa nullità, finirebbe il mondo e giustamente saremmo chiamati pazzi, a ogni modo è formalmente certo che questa sarebbe una pazzia ragionevole per ogni verso, anzi che a petto suo tutte le saviezze sarebbero pazzie, giacché tutto a questo mondo si fa per la semplice dimenticanza di quella verità universale, che tutto è nulla [...]

non c'è altro vero che il nulla, e questo pensiero, ed averlo continuamente nell'animo, come la ragion vorrebbe, ci dee condurre necessariamente e direttamente a quella disposizione che ho detto, la quale sarebbe pazzia secondo la natura e saviezza secondo la ragione."

(LEOPARDI, Lettera al Giordani - Recanati 16 marzo 1820)

06 luglio 2010

188 -


"L'uomo aumenta di prezzo, che è lui stesso a pagare."

(Stanislav Lec - Pensieri spettinati)

23 aprile 2010

187 - cose da nulla


"Il teatro tragico ha l'enorme inconveniente morale di dare troppa importanza alla vita e alla morte."

(Chamfort)

17 marzo 2010

186 - ignavia

“Lo ripeto, lo ripeto con raddoppiata convinzione: tutte le persone immediate, tutti gli uomini d’azione sono attivi proprio perché sono limitati e ottusi. Come si spiega ciò? Ecco come si spiega: questa gente, per la propria limitatezza, prende le cause più prossime e secondarie per cause prime, e in tal modo si convince molto prima e molto più facilmente degli altri di aver trovato un fondamento indiscutibile al proprio agire, e quindi si acquieta; e questo è l’essenziale. Infatti, per cominciare ad agire è necessario innanzi tutto essere perfettamente tranquilli ed essersi liberati da qualsiasi dubbio. Ma io, per esempio, come posso tranquillarmi? Dove sono le cause prime sulle quali potrei appoggiarmi? Dove sono i fondamenti? Da dove li prendo? Io sto continuamente in esercizio col pensiero, e perciò ogni causa prima ne trascina immediatamente dietro di sé un’altra anche più profonda, e così via all’infinito. Tale è appunto l’essenza di ogni tipo di coscienza e di riflessione…

…O signori, il fatto è che io mi considero una persona intelligente forse soltanto perché in tutta la mia vita non sono stato capace né di cominciare né di portare a termine nulla. Ammettiamo, ammettiamo pure che io sia soltanto un chiacchierone, un innocuo e fastidioso chiacchierone come tutti quanti. Ma che resta da fare se il più diretto, anzi l’unico compito di ogni persona intelligente consiste appunto nel chiacchierare, cioè nel travasare coscientemente il vuoto nel vuoto?”

(Dostoevskij - Memorie dal sottosuolo)

14 febbraio 2010

185 - Carlo Michelstaedter

"Così ogni cosa è nostra solo perché ne abbiamo bisogno, solo perché ne usiamo - e mai abbiamo usato così delle cose della vita da non desiderare alcuna cosa, ma d'aver la nostra vita in noi. - Perché non possediamo mai la nostra vita, l'aspettiamo dal futuro, la cerchiamo dalle cose che ci sono care, perché «contengono per noi il futuro», PER ESSERE ANCHE IN FUTURO VUOTI DI OGNI PRESENTE e volgerci ancora avidamente alle cose care per soddisfar la fame insaziabile e mancare sempre di tutto.- Finché la morte togliendoci da questo gioco crudele, NON SO COSA CI TOLGA - SE NULLA ABBIAMO.- Per noi la morte è come un ladro che spogli un uomo ignudo.-"
(Carlo Michelstaedter - Il dialogo della salute)

31 dicembre 2009

184 - venga il Tuo regno


Il cristiano crede che Dio lo libererà dalla schiavitù ma, come tutti quelli che credono, finisce per diventare schiavo del suo liberatore, aggiungendo, su questa terra, schiavitù a schiavitù.

12 novembre 2009

183 -


"Una certa psicanalisi è il mestiere di lascivi razionalisti che riconducono a cause sessuali tutto quello che esiste al mondo, salvo il loro mestiere."

(Karl Kraus)

05 novembre 2009

182 - autoritratto 3



"Mi prenderei a schiaffi, se picchiare un idiota non fosse cosa inutile."

181 - autoritratto 2


"Perché scrive certa gente? Perché non ha abbastanza carattere per non scrivere."
(Karl Kraus)

180 - autoritratto


"Scriverò di nuovo, ma quanti dubbi ho avuto in questo frattempo circa il mio scrivere. In fondo sono un uomo incapace, ignorante che, se non fosse andato a scuola, costretto senza alcun merito suo, quasi senza accorgersi della costrizione, sarebbe esattamente in grado di stare accovacciato in un canile, di saltar fuori quando gli dessero da mangiare e di ritornare dentro dopo aver ingoiato il pasto."

(Kafka, DIARI - 18 novembre 1913)

26 settembre 2009

179 - sante verità



L'imperarore Wu del Liang chiese al grande Maestro Bodhidarma:
"Qual è il significato supremo della Sante Verità?"
Bodhidarma disse: "Vuote, senza santità"

(
Hekiganroku)

08 settembre 2009

178 - Voltaire


«Maestro, veniamo a pregarvi di dirci perché un animale così strano come l'uomo è stato creato».
«Di che t'impicci?» gli disse il derviscio «forse che ti riguarda?»
«Ma reverendo padre,» disse Candido «è orribile il male che c'è sulla terra.»
«Che importa,» disse il derviscio «che ci sia del male o del bene? Quando Sua Altezza manda un vascello in Egitto, si preoccupa forse che i topi della stiva si trovino a loro agio o no?»
«Che bisogna fare dunque?» disse Pangloss.
«Tacere» disse il derviscio.



(Candide ou l'optimisme)

17 agosto 2009

177 - su Carmelo Bene


Soggetto, cioè soggetto a qualcosa. Servo.

17 giugno 2009

176 - errata corrige

Errare è umano, perseverare è troppo umano.

16 giugno 2009

175 - Francis Scott Fitzgerald

"Il bacio ebbe origine quando il primo rettile maschio leccò la prima rettile femmina, alludendo in modo sottile e complimentoso al fatto che essa era succulenta come il piccolo rettile che egli eveva mangiato a pranzo la sera prima"

(L'Età del Jazz)

174 - Chamfort

"Solo l'inutilità del primo diluvio trattiene Dio dal mandarne un secondo. "

03 giugno 2009

173 - vangelo

Chi crede ha ceduto; è convinto, cioè vinto.

15 maggio 2009

172 - "Mai più!"

Genocidio inopportuno.

Kigali, una scocciatura tra due Giorni della Memoria. Per l'Occidente, c'è Olocausto ed olocausto.

10 maggio 2009

171 - Nietzsche

Che cosa è verità? Inerzia; l'ipotesi che ci rende soddisfatti; il minimo dispendio di forza intellettuale. (Volontà di potenza, sez. 3, 537)

170 - sentenze


L'aforisma, la sentenza, sono le forme dell'eternità; la mia ambizione è dire in dieci frasi quello che chiunque altro dice in un libro, quello che chiunque altro non dice in un libro. (Fredrich Nietzsche)
Chi scrive col sangue e per sentenze, non vuole essere letto, ma imparato a memoria. (Fredrich Nietzsche)


Quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma. (Karl Kraus)
Uno che sa scrivere aforismi non dovrebbe disperdersi a fare dei saggi. (Karl Kraus)

06 maggio 2009

169 - Ivan Turgenev

“A sua volta Čertopchanov risalì adagio dal burrone, raggiunse il margine della foresta e arrancò verso casa. Era scontento di sé; il peso che aveva sentito nella testa gli si era diffuso per tutte le membra; camminava adirato, cupo, insoddisfatto, affamato, come se qualcuno lo avesse offeso, gli avesse rubato la preda, il cibo… 
  Il suicida a cui è stato impedito di porre a effetto il proponimento, conosce questa specie di sensazione.
  A un tratto qualcosa l’urtò da dietro, fra le spalle. Si voltò… Malèk-Adèl’ stava fermo in mezzo alla strada. Aveva seguito il suo padrone, lo toccava col muso… per farsi sentire…
  -Ah! – urlò Čertopchanov, - sei tu, sei proprio tu che vieni a cercare la morte! To’, piglia!
  In un batter d’occhio cavò fuori la pistola, alzò il grilletto, puntò la canna contro la fronte di Malèk-Adèl’, sparò.

  Il povero cavallo si gettò da un lato, s’impennò, indietreggiò dieci passi e stramazzò di schianto, rantolando e dibattendosi a terra…
  Čertopchanov si turò gli orecchi con le due mani e fuggì. Le ginocchia gli si piegavano. La sbornia, la rabbia, la cocciuta sicurezza, tutto era svanito in un lampo. Rimaneva solo un senso di vergogna e d’infamia, e la coscienza, la sicura coscienza che stavolta l’aveva finita anche con se stesso.”
 
   ("La fine di Čertopchanov", Memorie di un cacciatore)


21 aprile 2009

168 -

"Il suicida ricerca il significato della vita, poi ad un certo punto si convince che il mondo è insensato e quindi si uccide - non perché il mondo o la vita in quanto tali si siano rivelati invivibili, ma perché non soddisfano la sua esigenza di un significato ultimo che possa essere compreso. Con questa esigenza il suicida ha costruito una realtà inadeguata che lo porta all'autodistruzione [...]"

 (Epilogo a "La realtà inventata", Feltrinelli 1988)

06 aprile 2009

167 -

L'intelligenza è una tara e un vizio; il demente è un privilegiato.

30 marzo 2009

166 -

29 marzo 2009

165

L'umile si sopravvaluta

23 marzo 2009

164 -

Siamo diversi per le scelte che ci illudono, e non per l'illusione della scelta, che invece ci accomuna tutti.

15 marzo 2009

163 - Urbi et Orbi

Il risultato della proliferazione mondiale del modello occidentale è stata la sottomissione dell'intero globo ad un solo sistema, l'estensione su scala mondiale di un unico dogma; solo accidentalmente politico, o religioso, dato che tutti appoggiano lo stesso pregiudizio pseudo-illuministico della crescita e dello sviluppo, tutti confidano nello stesso paradigma economico, tutti vivono per produrre ciò che non avranno né il tempo né i soldi per comprare; il mondo è, davvero, uno solo: da un estremo all’altro la felicità è quantità, è acquistare e catalogare le cose possedute, i bisogni indotti, comprati, soddisfatti, placati fino a nuovo ordine. Forse non è nemmeno un fatto economico, o non più, poiché tutto è intrecciato e i confini si confondono: il denaro, dio, le nazioni e la cultura corrono insieme e si scambiano le maschere. È un treno lanciato e senza freni, ha detto Massimo Fini, un treno che nessuno può davvero governare, che nessuno può fermare.
Il nostro dio non ci conforta, la nostra religione da quattro soldi non si oppone, non può opporsi, non c’è motivo per cui si opponga perché è parte del tutto, è marcia come il resto e fa affidamento sulle stesse idiozie che guidano l’occidente; la nostra fede da quattro soldi s’è fatta sedurre dal progresso, dal denaro, vive di conti e bilanci - soccomberebbe se facesse altrimenti - e sparla di lavoro e distribuzione delle ricchezze, quando il lavoro e la ricchezza non sono che i mezzi con i quali è ratificata, controllata e legalizzata la nostra sottomissione. La fede di Stato è scesa a patti con l'occidente, benedicendone il progresso e appoggiandone l'imperialismo, imperialismo che peraltro essa stessa condivide, che è parte della propria storia, che fa parte del suo codice genetico, che è caratteristica di tutte le religioni dalle aspirazioni universali. Cattolico vuol dire universale, e l’universale, che non esiste, non può che essere imposto, inflitto, ficcato a forza di pugni nella testa degli uomini. Il nostro dio mette le mani dappertutto, vuole tutto, saccheggia tutto. L’occidente gli è grato, deve molto a Lui e alla religione, all’esperienza bi-millenaria di questa setta di sonnambuli, di questa oligarchia di illusi che blatera per conto del Cielo.
Il mondo intero è stato infettato dal modello unico di sviluppo matematico ed illimitato, dappertutto la moneta ha partorito debito. Il comunismo si è trasformato nel suo opposto: ha conservato, del suo passato, corruzione e violenza, aggiungendo al suo repertorio di nefandezze le nefandezze del mercato, del capitale, del furto perpetuo e dell’incantesimo monetario. Le masse indottrinate, educate al mito occidentale, si fanno guidare dalla propria o dall’altrui idiozia. Si occupano ancora di storia, di fare o cambiare la storia, il pensiero di abbandonare il tavolo e di ritirarsi nella solitudine non le sfiora nemmeno.
Qualche governo periferico, guidato da altri dèi, si oppone all’avanzata dell’occidente rinchiudendosi in una brutalità più arcaica, rifiutando gli orrori esterni per ripiegare sui propri, o sulle favole della religione tradizionale. Il loro è protezionismo culturale e morale, non c’è altra strada per tenere a distanza l’occidente che arriva. E non è detto che funzioni. Intanto, chiusi nel loro guscio antimoderno, vivono dei propri miti, delle proprie menzogne. Non sono nemici e nemmeno modelli da seguire, sono solo uomini come gli altri, miseri come gli altri, incoscienti e annebbiati come gli altri. Ma già mostrano i segni del contagio occidentale: la loro propaganda è la stessa, le loro armi sono le stesse.
Il sogno della prosperità esponenziale e senza fine si è scontrata con un mondo finito. La miseria, rara fra i semplici poveri, ha fatto la sua comparsa su scala mondiale. Lo straccione è un prodotto moderno. Non possedendo altro che il denaro e non dipendendo che da esso, milioni di pezzenti al guinzaglio lavorano per quasi nulla, e spendono quel quasi nulla per comprare quasi niente. E devono comprare, sono obbligati a farlo per sopravvivere, poiché non hanno nulla se non il denaro. Milioni di pezzenti non hanno nulla perché non possono più procurarsi nulla; mangiano ciò che comprano, non ciò che producono, e avendo rinunciato a tutto fuorché alla moneta rimarranno sui marciapiedi a divorare cartaccia. Noi e loro perderemo tutto, morendo con la nostalgia della terra e col disgusto per il denaro.
Un unico sistema di sviluppo nutre la quasi totalità degli uomini, un unico sistema monetario decide il valore delle cose in base a pezzi di carta generati dal nulla, la ricchezza è debito infinito in un mondo limitato. Quando tutti saranno in miseria, anche ai rapinatori non resterà che carta. Se non vogliono soccombere insieme agli altri devono prepararsi a prendere il potere con la forza, con tutta la forza necessaria per dominare 7 miliardi di schiavi. Una massa ingovernabile di miliardi di miserabili non può essere calmata, né ammansita: puoi solo schiacciarla o farti schiacciare. Ma i rapinatori non aspirano al martirio.

12 marzo 2009

162 - Nietzsche

"Taluni, limitando stoicamente e severamente i loro bisogni, si leveranno ben presto e facilmente fino a quella sfera in cui potranno dimenticare e, per così dire, scuotersi di dosso la loro soggettività, godendo dell'eterna giovinezza in un sistema solare di faccende impersonali e senza tempo. Un altro estenderà a tal punto l'azione e i bisogni della sua soggettività e lavorerà a costruire il mausoleo di essa in misura sbalorditiva, quasi fosse in grado di superare nella lotta il suo possente avversario, il tempo. Anche in un simile impulso si mostra il desiderio di immortalità: ricchezza e potere, saggezza, presenza di spirito, eloquenza, una florida reputazione, un nome di peso, tutti questi diventano qui null'altro che mezzi attraverso cui l'insaziabile volontà di vita personale aspira a una nuova esistenza e anela a un'eternità in fin dei conti illusoria."

(Sull'avvenire delle nostre scuole)

01 marzo 2009

161 - i grandi iniziati


I maestri sono tutti impostori, finché respirano.

Non si può essere svegli ed essere vivi allo stesso tempo.

13 febbraio 2009

160 - estinzioni


Nessun Dio è sopravvissuto alla perdita dei propri fedeli.

(Stanislav Lec - Pensieri spettinati)

11 febbraio 2009

159 - stanislav lec


Solo le persone di buon senso impazziscono.

(Pensieri spettinati)

04 febbraio 2009

158 - il dubbio ricorsivo

Uno scettico convinto è una contraddizione in termini.
Ma egli lo sa. La contraddizione è il suo sangue, sa che è dappertutto, che è la cifra della realtà e dell'irrealtà.
Uno scettico deve essere incoerente, perché chi rifiuta ogni certezza non può piegarsi al dogma della coerenza.
Lo scettico vuole la contraddizione, la cerca, ne ha bisogno.
Deve smentirsi di continuo, abiurare senza sosta, sospettare del proprio sospetto; egli sa che il dubbio fatto sistema lo riporterebbe tra i filosofi, ombre che discettano di miraggi.

Non si dà sistema del dubbio, non si dà metodo nella negazione, nello smarrimento. Lo scetticismo è caos, non dottrina, poiché ogni dottrina è fesseria.


02 febbraio 2009

157 - amori

Lo sciocco che s’è fatto ‘prendere’ piange ora d’esser stato ‘lasciato’.

156 - Non questo! Non questo!

«In verità l’“al di là dell’essere” non esprime già un “questo determinato” – ché non pone nulla, positivamente – e non esprime neppure un nome di lui, ma comporta unicamente una tesi negativa: “non è questo!”
Pure solo il “non-come” potrebbe significare il suo “come”; poiché non c’è nemmeno il “come” in colui che non ha neanche il “che”; tuttavia, noi uomini siamo sbattuti, come per doglie, nell’incertezza della parola che convenga pronunziare e parliamo dell’Ineffabile e avventuriamo dei nomi, bramosi d’indicarlo a noi stessi come meglio sappiamo. E, forse, anche questo nostro nome “Uno” non ha altro valore che di “soppressione” relativamente al molteplice!»

(Plotino – Enneadi V, 5, VI)

155 -

"I Saggi sono coloro che vedono con occhio equanime un brāhmaņa - coronato di sapienza e umiltà - una vacca, un elefante, un cane, un paria."

(Bhagavad-Gītā V, 18)

27 gennaio 2009

154 - in paradiso

153 -

22 gennaio 2009

152 - misero me

Piangiamo i nostri morti, e a ragione: un morto è inutilizzabile.
Una vita in meno da poter spolpare.

15 gennaio 2009

151 - la fede e le feci

Inefficace digestione del dolore, dunque escrementi inusuali, che per comodità chiamiamo Dio.
I cristiani addirittura se ne cibano, rientrando a giusto titolo nel novero dei coprofagi.


13 gennaio 2009

150 - indicibile Mu


Non credo a quello che dico, né a quello che penso.

Dunque io so.

28 dicembre 2008

149

Nella sostanza, ciascuno è esattamente quello che è: - qualunque cosa faccia, qualunque parte interpreti, qualunque scena reciti.

Si è ipocriti solo in superficie.

27 dicembre 2008

148 - Parassitismo. Potenza e Atto


Materiali, parte 1. Definizione della vita come iperparassitismo. Rinnovamento: sfruttamento, vampirismo materiale ed affettivo. Ciascuno parassita di tutti gli altri. La perfezione nella distruzione della vita a favore della vita. Carattere tragico, durata come successione di morte e morti. Tutti sono mezzi per tutti.

Procreazione: atto gratuito. Incremento comunità di parassiti.

Foto 1 e foto 2. Nati per saccheggiare il mondo, prima di sparire.


25 dicembre 2008

147 - buon per lui


Lui, ben chiuso e senza pene. La valle di lacrime è il posto dei vivi. Sottoterra non si piange più.

19 dicembre 2008

146 - filosofia

Il dialogo filosofico è un mezzo subdolo. Lo si usa per avvalorare le proprie tesi a scapito di interlocutori inesistenti. Nella realtà, Socrate non avrebbe mai trovato gente tanto accondiscendente ed arrendevole.

17 dicembre 2008

145 - durata

"28 Marzo. L'età dell'oro precede la storia o le succede. Entrambe le prospettive condannano il processo storico."

(Cioran - Quaderni)

02 dicembre 2008

144 - Davila

"Non c'è fraternità politica che valga un odio condiviso."

"Una società civilizzata non è frutto dei propositi degli uomini, ma del loro reciproco neutralizzarsi."

"La missione storica degli intellettuali rivoluzionari è quella di inventare il vocabolario e i temi della prossima tirannia."

(In margine a un testo implicito)

01 dicembre 2008

143

Solitudine è incanto, è presenza di noi in tutto, perché noi siamo tutto. Desideriamo rarefarci fino a sparire. Ritornare all'aria, santi e distanti, vuoti e completi.

La nostra strada finisce dove qualunque cosa ha inizio, poiché nostro è l'inizio.

27 novembre 2008

142 - Nicolas Gomez Davila

"In margine a un testo implicito":

«  Chiamiamo egoista chi non si sacrifica al nostro egoismo. »

«  Celesti sono le gerarchie. È all'inferno che tutti sono uguali. »

«  Ragione, Progresso, Giustizia sono le tre virtù teologali dello stupido. »

«  L'uomo non si sentirebbe così sventurato se si limitasse a desiderare senza immaginare diritti su ciò che desidera. »

25 novembre 2008

141 - tutto

La coscienza è figlia del dolore, la conoscenza del sospetto.
La metafisica è fatta di sofferenza e negazione, e noi saremo completi quando saremo completamente straziati e nescienti, feriti ed ignoranti, distrutti nel corpo e nello spirito, annientati dall'esperienza del mondo e di noi stessi.
Quando di noi non rimarrà più nulla, allora noi davvero saremo, e davvero sapremo.

03 novembre 2008

140 - pagina 10

"Ognuno di noi muore solo e muore interamente: sono due verità che i più rifiutano, giacché i più durante la loro vita sonnecchiano e quando stanno per morire temono di svegliarsi. La solitudine è una scuola di morte e l'uomo comune non la frequenterà mai, l'integrità non si ottiene altrove, essa è dunque la ricompensa della solitudine, e se si dovessero suddividere gli uomini, essi formerebbero tre razze: i sonnambuli, che sono un esercito; i ragionevoli e sensibili, che vivono su due piani e, sapendo ciò che a loro manca, si sforzano di cercare ciò che non trovano; gli spirituali nati due volte, che vanno alla morte con passo uniforme per morire soli e morire interamente, quando non si dia il caso che scelgano loro il momento, il luogo e il modo, a dimostrazione del loro disprezzo per le contingenze. I sonnambuli sono gli idolatri; i ragionevoli e sensibili i credenti; gli spirituali nati due volte adorano in cuor loro ciò che i primi non immaginano e i secondi non concepiscono, perché sono uomini compiuti e in quanto tali non vanno a cercare, e tanto meno ad adorare, qualcosa che hanno già trovato, poiché sono essi stessi questo qualcosa."

(Albert Caraco - Breviario del caos)

139 - il lavoro

Le giornate passate a fare cose di cui non ci importa, solo per avere il denaro necessario a continuare a strisciare; i lacci ancora più stretti, le mani legate, colleghi che odiamo, fanatici del lavoro, 40 ore di inferno, le pause passate a pensare che fra poco si tornerà a lavorare.
Niente ozio, unica cosa che rende sopportabile la vita. Neanche il tempo di piangere, quando ne avremmo tutti i motivi.

Lavorare, e poi ancora lavorare per lavorare, per sopravvivere, quando potremmo aprirci i polsi e lasciare agli altri le pene del guadagno, della casa, delle spese, dei debiti.
Io sono vile e inetto, perché ancora qui, perché ancora vivo.

Il lavoro, che non nobilita nessuno, e che imbruttisce l'uomo oltre ogni limite.
Il lavoro, cancro della specie, abominio, sistema perfetto, schiavitù senza uscita.
Il lavoro odioso e inutile.

Che il cielo mi mandi la morte, che il sonno non s'interrompa mai più; sono arrivato al punto di augurarmi un ictus.
Che qualcuno, per strada, mi spari alla nuca.
Che qualcuno mi investa, distratto, ad un incrocio qualsiasi.
Che un ordigno mi faccia a pezzi.
Che il mio palazzo crolli, uccidendomi sul colpo.

Se la scelta è tra il morire disperato e il morire sereno, che aspetta Dio a fulminarmi, finché conservo ancora un minimo equilibrio?
Ma dio non c'è, ed è mia la scelta, sono io l'arbitro di tutto.
Ma io sono ancora qui. Sono uno stupido, solo uno stupido. Qualunque cosa io dica, o faccia, o immagini, o pensi, rimango uno stupido, e tale sarò finché non porrò fine ai miei giorni.

19 ottobre 2008

138 - liberazione e catene

"...fare del pensiero stesso una cosa dell'arbitrio egoistico, una cosa dell'unico, per così dire un suo trastullo o capriccio amoroso, togliendogli il suo significato di "ultimo e decisivo potere", questa degradazione e dissacrazione del pensiero, questo equiparare l'io che pensa e l'io che non pensa, questa grezza ma reale "eguaglianza" - a questo la critica non può giungere, perché essa stessa non è che la sacerdotessa del pensare e al di là del pensare non vede altro che il diluvio."

(Max Stirner -
L'unico e la sua proprietà)

137 - il ciclo della filosofia

"[...] quelle verità che sono la sostanza di tutta la filosofia, si debbono occultare alla maggiorparte degli uomini; e credo che facilmente consentireste che debbano essere ignorate o dimenticate da tutti: perché sapute, e ritenute nell'animo, non possono altro che nuocere. Il che è quanto dire che la filosofia si debba estirpare dal mondo. Io non ignoro che l'ultima considerazione che si ricava dalla filosofia vera e perfetta, si è, che non bisogna filosofare. Dal che si inferisce che la filosofia, primieramente è inutile, perché a questo effetto di non filosofare non fa di bisogno esser filosofo; secondariamente è dannosissima, perché quella ultima conclusione non s'impara se non alle proprie spese, e imparata che sia, non si può mettere in opera; non essendo in arbitrio degli uomini dimenticare le verità conosciute, e deponendosi più facilmente qualunque altro abito che quello di filosofare. In somma la filosofia, sperando e promettendo a principio di medicare i vostri mali, in ultimo si riduce a desiderare invano di rimediare a se stessa."

(Leopardi - Dialogo di Timandro e di Eleandro)

13 settembre 2008

136 - qui a appris à mourir a desappris à servir

Montaigne, Saggi:

"Ritiratevi in voi, ma prima preparatevi a ricevervi; sarebbe una pazzia affidarvi a voi stessi, se non vi sapete governare. C'è modo di fallire nella solitudine come nella compagnia." (I, XXXIX)

"Si può dire con fondamento che c'è un'ignoranza abbecedaria che va innanzi alla scienza; un'altra, dottorale, che viene dopo la scienza; ignoranza che la scienza produce e genera, allo stesso modo che annulla e distrugge la prima." (I, LIV)

135 - a scuola dai saggi

Epitteto, Manuale:

"Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti [...] Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi.
Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa se stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né se stesso." (5)

"Se uno ti riferisce che il tale parla male di te, invece di difenderti dalle critiche che ti vengno riportate, rispondi: "sicuramente ignorava gli altri miei difetti, perché altrimenti non avrebbe parlato solo di questi"..." (33)

"Segni di chi progredisce nella filosofia: non biasima nessuno, non loda nessuno, non si lamenta di nessuno, non accusa nessuno, non parla mai di sé come di chi sia qualcuno o sappia qualcosa..." (48)

09 settembre 2008

134 - il libro dei morti

"[...] osserva bene l'essenza di quello che ti spaventa: percepirai soltanto il Vuoto, l'essenza che non esiste concretamente in nessun luogo: questo è Dharmakaya. Ma questo Vuoto non è mera negazione, la sua essenza che fa paura al solo pensarla, è lo Stato della Coscienza primordiale, pura consapevolezza e chiarezza: è il Sambhogakaya della mente. Vuoto e Chiarezza non sono separati: l'essenza del Vuoto è la Chiarezza, l'essenza della Chiarezza è il Vuoto."

(Bardo Thos Grol - Libro tibetano dei morti)

30 agosto 2008

133 - ama nesciri et pro nihilo reputari

Soffrire e gioire sono la maniera nella quale i sentimenti rivelano il nostro egoismo. Ciascuno di noi è beneficiario e vittima dei propri voleri, e delle proprie aspettative. Gli altri sono solo il palcoscenico...
L'amore ideale è il paradosso, ghiaccio dell'anima, bestialità nella delicatezza, teatro dell'amore di sé, mistificazione puerile.
Amore insomma è una distorsione prospettica, è credersi il fine della vita e degli atti di chi ci circonda. E credersi un fine fa ancora parte dell'egoismo esponenziale di ciascuno. È un supplemento di valore che forniamo a noi stessi, è presunzione iperbolica.
Nulla di ignobile in tutto ciò. Nella delicatezza degli sguardi, nelle coreografie del letto, nella pietà del dono di sé, nel sacrificio della vita, ciascuno va incontro a se stesso, appagandosi.
Un capolavoro, può essere una donna, è arte di cui fruiamo. La bellezza non scavalca l'egoismo, è non serve se non per godere del piacere impalpabile della grazia.
Dio, termine ultimo dell'amore nelle fantasie del pio: non lo si ama forse per interesse personale? Non è, la salvezza dell'anima, ciò che pretendiamo in cambio della nostra fede? Un dio che non premia, che non punisce, che non si manifesta, che non comanda, che non pretende, che autorità può avere? A che scopo credere in lui, in un Dio lontano ed impotente, indifferente alle nostre suppliche e alla nostra sete di vendetta?
Al livello più alto, il più grande amore pretende il più grande dei tornaconti.



29 agosto 2008

132 - Qoelet

"Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio. Ma so anche che un'unica sorte è riservata a entrambi."
(Ecclesiaste 2,14)

26 agosto 2008

131 - divino autolesionismo

“Siccome Dio poteva creare una libertà che non consentisse il male (cfr. lo stato dei beati liberi e certi di non peccare), ne viene che il male l'ha voluto lui. Ma il male lo offende. È quindi il male un banale caso di masochismo.”
(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)

130 - ...

“Perché dimentichiamo i morti? Perché non ci servono più.
Un triste o malato lo dimentichiamo – respingiamo – in ragione della sua inservibilità psichica o fisica.
Nessuno mai si abbandonerà in te, se non ci vedrà il suo tornaconto.
E tu? Credo di essermi abbandonato una volta disinteressatamente. Quindi non debbo piangere se ho perduto l'oggetto di quell'abbandono. Non sarei più stato disinteressato, in questo caso.
Eppure, a vedere quanto si soffre, il sacrificio è contro natura. O superiore alle mie forze. Non posso non piangere. E piangere è cedere al mondo, è riconoscere che si cercava il tornaconto. C'è qualcuno che rinuncia pur potendo avere? Questa carità non è altro che l'ideale dell'impotenza.
E allora, basta con la virtuosa indignazione. Se avessi avuto denti e astuzia avrei raccolto la preda.
Ma questo non toglie che la croce del deluso, del fallito, del vinto – di me - sia atroce a portare. Dopotutto il più famoso crocefisso era un dio: né deluso né fallito né vinto. Eppure con tutta la sua potenza, ha gridato “Eli”. Ma poi si è ripreso, e ha trionfato, e lo sapeva prima. A questo patto, chi non vorrebbe la crocefissione?
Tanti sono morti disperati. E questi hanno sofferto più di Cristo.
Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente.”
(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)

22 agosto 2008

129 - il filosofo

Tutto è illusione.

Per questo il filosofo è inutilizzabile, a meno di diventare servo dei pensieri che genera. Sapere è prendere atto che ogni sapere è raggiro.

Solo gli schiavi e gli stolti hanno qualcosa da dire, qualcosa da far valere, qualcosa per cui sbraitare.

Chi è esente da questo bieco spettacolo? Pare nessuno. Tutti agiscono in conformità ai propri deliri.

Filosofi, dunque, non ce ne sono, né mai ce ne sono stati. Esistono solo impiegati della ragione, operai della logica, costruttori di fandonie.

Dove trovare saggezza? I cimiteri ne sono pieni, pieno ne è il nulla che precede e segue il nostro apparire su questa terra.

Altrove è il paradiso; sfugge all'umano, incompatibile col respiro.

17 luglio 2008

128 - cioran

"Bossuet, Hegel, Marx, per il fatto stesso che assegnano agli eventi un senso, appartengono a una stessa famiglia, o, almeno, non differiscono essenzialmente gli uni dagli altri, dato che l'importante non è definire, determinare questo senso, ma ricorrervi, postularlo; ed essi vi ricorrono, lo postulano. Passare da una concezione teologica o metafisica al materialismo storico significa semplicemente cambiare genere di provvidenzialismo. Se prendessimo l'abitudine di guardare oltre il contenuto specifico delle ideologie e delle dottrine, vedremmo che rifarsi a una di esse anziché ad un'altra non implica affatto un qualche dispendio di sagacia. Coloro che aderiscono a un partito credono di distinguersi da coloro che ne seguono un altro, mentre tutti, fin dal momento in cui scelgono, si incontrano in profondità, esprimono una stessa natura e si differenziano solo in apparenza grazie alla maschera che assumono. È follia immaginare che la verità consista nella scelta, quando ogni presa di posizione equivale ad una forma di disprezzo della verità. Sventuratamente, scelta, presa di posizione sono una fatalità alla quale nessuno sfugge; ognuno di noi deve optare per una non-realtà, per un errore...."
("Joseph De Maistre - Saggio sul pensiero reazionario")

14 giugno 2008

127 - spleen

"L'aumento di saggezza si può misurare con esattezza in base alla diminuzione di bile."


(F.W. Nietzsche)

10 giugno 2008

126 - Rensi

dalla post-fazione a "Il conflitto della civiltà moderna" di Simmel:

"[...] proprio l'idealismo sbocca necessariamente ad uno scetticismo pratico, poiché la sua proposizione etica fondamentale si risolve in questa: buono, vero, bello è ciò che allo spirito in te, alla coscienza in te, a te pare, è insomma quel che ti pare; e questo è ciò in cui, si voglia o no, l'etica kantiana-fichtiana, idealistica in generale, si risolve [...]; ogni azione non esiste, non ha il suo significato, non è quello che è, se non dentro quel tale, determinato, specifico, singolo, individuale, irripetibile corso vitale di cui essa è un'onda o una pulsazione; sicché la legge non può essere che legge individuale."

"Tale corso vitale distrugge continuamente tutte le sue costruzioni, contraddice e nega ogni suo stadio raggiunto, non lascia che alcuna sua formazione conservi quella permanenza e stabilità a cui essa al momento del suo sorgere pretende e che crede di possedere, e così le relativizza, le scetticizza tutte."

E questo è il "pensiero più significante e vero di Hegel [...] il pensiero, cioè, che la molla del processo è semplicemente la contraddizione, che il processo c'è soltanto perché è eterna la contraddizione, che unicamente l'eterna presenza della contraddizione, ossia dell'assurdo, è ciò che crea il processo, il quale non è che lo sforzo per sfuggirvi, sforzo vano perché non riesce se non ad uscire dall'una contraddizione per precipitare in un'altra, solo per uscire dalla quale ancora si muove, ossia è processo, sicché solo lo è perché in ogni presente è nell'assurdo; [...]
se, come è fondamentale pensiero di Hegel, la contraddizione (ossia l'assurdo) è la molla e la radice del movimento, la ragione del processo, e quindi della vita (essendo vita e processo unum et idem), bisogna concludere che, la vita stessa, ossia ciò che è la sola vera realtà, è una cosa sola con l'assurdo.[...]

E se la frase "il processo è l'assoluto" vuol semplicemente dire: ciò che solo esiste e permane è la non permanenza, l'assoluta verità è che tutto è errore, l'assoluta permanenza è che tutto passa, l'assoluto è che tutto è relativo, l'assoluto è il relativo - chiaramente ciò assoluto non è che un giuoco di parole."

125 - Georg Simmel

"Questa vita deve o generare forme o muoversi entro forme: noi siamo, sì, immediatamente la vita, e con questo fatto si congiunge un sentimento, di cui non si può dare una più precisa descrizione, di essere, di forza, di moto verso una meta; ma noi tale sentimento possediamo solo nella forma che esso ogni volta assume, la quale [...] nel momento del suo presentarsi si mostra appartenente ad un altro ordine, fornito di diritto e significato attinti da sé, e che afferma e pretende un'esistenza sopravitale. Ma da ciò nasce una contraddizione rispetto all'essenza della vita stessa [...]
La vita è indissolubilmente vincolata alla necessità di diventar reale solo in forma del suo opposto, il che vuol dire in una forma [...]
Qui vuol dunque la vita qualcosa che non può assolutamente raggiungere. Vuole determinarsi e manifestarsi, al di là d'ogni forma, nella sua nuda immediatezza. Ma il conoscere, il volere, il foggiare da essa interamente determinato, può solo sostituire una forma con un'altra, non mai la forma in generale con la vita stessa, come esiste al di là della forma."

(Il conflitto della civiltà moderna)

124 - facili glorie

Interrompere la catena biologica dalla quale proveniamo.
Esseri gli ultimi, estinguere la nostra genealogia.
Irridere l'intera storia della nostra famiglia.
Lasciare che i nostri geni muoiano con noi; negare, nel nostro piccolo, l'infame discendenza alla bestia-uomo.
Strozzare sul nascere le pretese dei nostri cromosomi.
Fregarsene di miliardi di anni, rappresentare il fallimento dell'intero destino dell'umanità.
Infischiarsene, fustigare la vita e chi si è sacrificato per essa.
Rendere ridicole rivoluzioni, vittime, atrocità, auspici, progetti, teleologie, leggi, religioni.
Essere saggi; trattare per quello che sono le casualità genetiche, l'insieme di anomalie che fanno l'evoluzione.
Andarsene, alla fine, autori dell'oltraggio supremo, profeti della sterilità eretta a sistema.

08 giugno 2008

123 - lascio il nulla a nessuno

"Ci sono due modi di comprendere la rinuncia; come l'abbandono di un valore positivo in vista di uno più alto o come l'abbandono di tale 'valore' perché si è scoperto che per noi esso non è affatto un valore, per cui la rinuncia è solo apparentemente tale [...]
Si rinuncia veramente a qualcosa solo quando scopriamo che per noi questo 'qualcosa' era solo uno pseudo-valore, una cosa solo in apparenza positiva, altrimenti è meglio che non corriamo il rischio insito in tale repressione [...]
Si diventa veramente samnyasin nel momento in cui si scopre che non c'è 'nessuna cosa' cui rinunciare, non perché non ci siano cose 'là fuori' ma perché noi non siamo 'nessuna cosa'."

(Raimon Panikkar)

122 - pascal

"Si immagini un gran numero di uomini in catene, tutti condannati a morte, alcuni dei quali siano ogni giorno sgozzati sotto gli occhi degli altri; coloro che restano vedano la propria sorte in quella dei propri simili, e, guardandosi l'un l'altro con dolore e senza speranza, aspettino il loro turno. Questa è l'immagine della condizione umana."

(Pascal - Pensieri)

06 giugno 2008

121 -

"Un pensiero è veramente mio proprio solo se io non esito in nessun momento a metterlo in pericolo di morte, se io non ho da temere, nella sua perdita, una perdita per me, una perdita di me."

(Max Stirner - L'Unico e la sua proprietà)

05 giugno 2008

120

“La religione consiste nel credere che tutto quello che ci accade è straordinariamente importante. Non potrà mai sparire dal mondo, proprio per questa ragione.”

(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)

119 - il mestiere di vivere

"Il compenso di aver tanto sofferto è che poi si muore come cani"

(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)

02 giugno 2008

118 - E.F. lettera dal passato

"Non è cattiveria. Se mi conoscessi, sapresti. Se per te io sono un mistero, non ti sarà comunque difficile intuire perché sono arrivato a questo punto. Tu sai che ho ragione, sai che l'amore è una malattia: non ho provato amore, ne sono solo stato provato. Sai quanto grande sia stato il tuo insegnamento, e che è anche grazie a te, ai tuoi deliri, alla tua stravaganza, che io ho potuto spezzare alcune catene. Sai che è grazie a te che ho sperimentato quell'infame disperarmi. Quando ripenso a quanto sono stato ridicolo, all'accasciamento durato mesi, alla mia stupidità... Si può essere più stupidi? Quando siamo in pericolo, perché gettarvisi a capofitto? Come ho fatto a perdere l'equilibrio? Come ho potuto distrarmi? Tu non hai colpa, io non ho colpa. Sai che te lo dissi, che fui chiaro. Non posso credere che tu abbia riposto in me qualche speranza, perché sarebbe stato da idioti. E se riponi speranze in te stessa, sei forse ancora più stupida. Sai tutto. Non essere come tutti, come i miliardi di pagliacci che affollano questo mondo; non essere come gli altri, che accettano tutto, tranne sentirsi dire quello che già sanno. Che senso ha fare finta di non sapere ciò che si sa? E che senso ha rimproverarmi di aver detto quelle cose?
Non c'è cosa che io desideri più della pace, non oso dire felicità; i sentimenti rendono torbida ogni cosa, pregiudicando tutto. Io sono un piccolo miserabile verme, non ho bisogno di continuare a cadere, non mi serve rotolarmi nella merda. La mia bassezza mi basta. Non serve che io mi faccia carico anche della tua.
Tu, il diavolo, ed io, il diavolo. Le persone sono mezzi, su questo non obietterai. Io sono stato un mezzo, così come chi mi ha preceduto, e allo stesso modo chi mi seguirà. Le persone si cambiano, le facce non contano: solo noi siamo importanti. Che c’è di male? Cosa cerchi? Cosa ti appagherà? È ridicolo che io scriva queste sciocchezze. È superfluo dire che il tempo renderà banale, puerile, ciò che oggi ti sembra insuperabile, catastrofico.
Le persone che per te oggi sono Dio, domani non saranno nulla. C'è bisogno di ripeterlo? Cosa ti addolora? Credi che io sia felice, finalmente libero dagli impacci? Sbagliato. Io sono al punto di partenza, la saggezza è impossibile, non ho alcun talento. Non riesco nemmeno a fallire come si deve. Quanta fatica devo fare, per ottenere anche una sola briciola di serenità... E quella poi si dissolve in un attimo. So solo ingannare i minuti, sperando che qualcuno, per strada, mi spari un colpo alla nuca, sperando di addormentarmi e di non risvegliarmi mai più, sperando che qualcuno o qualcosa supplisca alla mia mancanza di coraggio. Un essere vile, questo sono. Ma a voi che importa? Per voi la sincerità radicale non ha peso, è inopportuna, inappropriata. Preferite un fantoccio educato ed ipocrita ad un onesto verme. Il principe azzurro della favola, che non esiste, se non nei vostri sogni da bimbette. Le gioie dell'amore stanno nella sottile capacità di mentirsi a vicenda, di mascherare l'essenziale. L'amore è un teatro. Capisco, capisco tutto.
Sono arrabbiato, mi diprezzo, perché è come se io volessi rassicurarti. Questo bisogno, che detesto, è una nuova sconfitta. E probabilmente a te di tutto questo non importa nulla. Che grande vittoria, se così fosse! È orrendo preoccuparsi per gli altri, come se gli altri fossero angeli da accudire; no, non ci sono angeli, solo persone, bestie, maledetti imbecilli. Se avessi un figlio, sarebbe la prima cosa che gli direi, prima di rinnegarlo, o regalarlo a qualche coppia assetata di prole: figlio mio, non esistono adulti, solo idioti; non esiste maturità, solo idiozia; non esistono cose serie, tutto è senza valore; la vita non vale un fico secco, tu non vali un fico secco; sei nato solo perché l'egoismo e la stupidità fluiscono attraverso i genitali, e c'è sempre un uomo senza cervello ed una donna sua pari che avranno il cattivo gusto di mettere al mondo altri diavoli. I tuoi genitori sono dei mostri, tutti i genitori lo sono. Chi ti ama succhierà il tuo sangue, la tua vita. Figlio mio, sei un essere ripugnante, sei cibo per vermi, anche se ancora non lo sai. Figlio mio, ti auguro di non nascere, o di morire in fretta. Figlio mio, quando morirai canterò di gioia, e tu fai lo stesso, quando vedrai i tuoi cari inghiottiti dalla terra. Figlio, che la vana messinscena della ‘famiglia’ finisca qui: ti auguro sterilità.

Sapresti anche che è lecito ferire tutti quelli a cui vogliamo bene, se questo ci risparmia le tragedie di domani: io so che solitudine mi aspetta, ne vedo i contorni, so che sarà terribile, sento la miseria della mia condizione. So quanto può essere confortante sapere che qualcuno piangerà le nostre disgrazie, ma è uno schifo: essere importanti proporzionalmente a quanto gli altri si disperano per noi. A te piace? Amare è contaminarsi.
Se credi che io possa regalare gioia, sei stupida. Non è una colpa, per carità, è solo una tua tara.
Se "male" significasse qualcosa, io sarei il male. Per questo mondo, almeno...
Mi sono stancato, non posso sopportare altro. Non c'entra nulla la cattiveria. Non sono cattivo. E se lo sono, lo sono tutti. Non sono un mostro, e sai perfettamente che non c'è nessuno di cui mi possa fidare. Di te poi... Non ci sono garanzie, tu non me ne puoi dare, d’altra parte non crederei a una sola parola, per il semplice fatto che tu sia una persona, imprevedibile e pericolosa come tutte le persone.
Lascia perdere le amichette senza senno, i parenti incapaci, la tua famiglia di poveracci.
Queste, sono parole al vento. Passerà poco, prima che io mi penta di averle scritte. Passerà poco, prima che tu disprezzi questa mia insolita ed insensata apertura. Proprio io, che non dovrei a nessuno nessuna spiegazione.
I bilanci si fanno alla fine, e i bilanci sono sempre inutili.
Le donne non possono nulla, e la cosa migliore che possiamo fare è trattarle come oggetti, senza pretendere nulla da loro, senza consentire che loro pretendano nulla da noi. Tu, filosofia vivente, mi hai chiarito tutto questo: conta il piacere, ma solo finché è sicuro. Conta appagarsi, senza indietreggiare di un millimetro. Mai abbandonarsi. E le isteriche si arrabbiano, credendo che ce l’abbia con le donne in quanto tali. Questo è non capire niente. È una stupidaggine troppo grande per confutarla: si annienta da sola.
Tu, grande maestra, tu e chi ti ha preceduta, giacché chi ti seguirà non avrà più armi contro di me. Parte della mia corazza è stata forgiata dalle tue mani. Il resto è chiacchiera, parole che parlano di parole. Possiamo condividere un letto, ma sotto la mia pelle è il deserto. Piacere nella carne, ma il ghiaccio nell'anima. Che ti piaccia o no, ti assicuro, è del tutto irrilevante. E se avessi un altro corpo di cui godere, probabilmente non avrei avuto bisogno di scrivere. C’è ancora sangue nelle mie vene, sono imperfetto. E sarebbe sorprendente se, conoscendo queste parole, ci fosse ancora qualche cretinetta disposta anche solo a rivolgermi la parola. E tu, mi ami? Per questa volta non ti ricorderò che ‘amore’ è solo un modo per dire ‘dominio’. Mi ami? Bah, è davvero assurdo. Non sai quello che dici. Basta un uomo per dimenticarsi di chi si è amato, basta affittare ad un altro la propria vagina. Il piacere, i corpi avviluppati, i seni caldi e turgidi, questo basta per lasciarsi alle spalle il passato. Tu sai che è così. E lo sanno anche le tue stupide amiche, nonostante gareggino nel dimenticarlo. È pudore ipocrita, che nasconde voluttà, voglia di succhiare e farsi succhiare, fottere e farsi fottere.
Fottere, farsi fottere, e così trascinarsi finché il nostro corpo sarà troppo vecchio e marcio perché qualcuno ne goda. L’amore, a quel punto, sarà solo una variazione della pietà, il rispetto per l’assurdo codice morale di cui vi fate portatori, o semplicemente il timore della fine, come i vecchi, che sopportano reciprocamente i loro acciacchi e la loro puzza perché è sempre meglio che essere soli...
Il mio scopo? Essere Dio, e così si diventa Dio: diventando pietre..."

117 - dappertutto verità


C'è solo una verità: chiunque ha ragione.
Genocida e tenero amante, tutti fanno bene a fare quello che fanno, qualunque cosa facciano.
Tutti.
Sempre.
E tu, carne in attesa di morire, non cercare il senso: inventalo. Cosa vuoi che cambi?
Né il bene né il male hanno significato.
E se la miseria seppellirà le tue speranze, sappi che il dolore è meritato, poiché nessuno ti obbliga a vivere.

29 maggio 2008

116 -

"L'uomo (e così gli altri animali) non nasce per goder della vita, ma solo per perpetuare la vita, per comunicarla ad altri che gli succedano, per conservarla. Nè esso, nè la vita, nè oggetto alcuno di questo mondo è propriamente per lui, ma al contrario esso è tutto per la vita. - Spaventevole ma vera proposizione e conchiusione di tutta la metafisica. L'esistenza non è per l'esistente, non ha per suo fine l'esistente, nè il bene dell'esistente; se anche egli vi prova alcun bene, ciò è un puro caso: l'esistente è per l'esistenza, tutto per l'esistenza, questa è il suo puro fine reale. Gli esistenti esistono perché si esista..."

(Zibaldone - 11 marzo 1826)

24 maggio 2008

115 - sub specie vanitatis

"Che cos'è la vita? Il viaggio di un zoppo e infermo che con un gravissimo carico in sul dosso per montagne ertissime e luoghi sommamente aspri, faticosi e difficili, alla neve, al gelo, alla pioggia, al vento, all'ardore del sole, cammina senza mai riposarsi dì e notte uno spazio di molte giornate per arrivare a un cotal precipizio o un fosso, e quivi inevitabilmente cadere. (Bologna, 17 gennaio 1826)"

(Leopardi - Zibadone
)

114 - 'ragioni' dell'assurdo

"Il sentimento della mancanza di valore fu raggiunto quando si capì che non è possibile interpretare il carattere complessivo dell'esserci né con il concetto di "fine", né con il concetto di "unità", né con il concetto di "verità". In tal modo non si ottiene e non si raggiunge nulla: nella molteplicità del divenire manca l'unità onnicomprensiva: il carattere dell'esserci non è "vero", è falso..., non c'è più nessuna ragione di vagheggiare un mondo vero...
In breve: le categorie "fine", "unità", "essere" con le quali avevamo posto un valore nel mondo, sono da noi nuovamente tratte fuori - e ora il mondo sembra senza valore...
Posto che abbiamo capito che non è più possibile interpretare il mondo con queste tre categorie e che dopo questa constatazione il mondo comincia ad essere per noi senza valore, allora dobbiamo chiederci da dove derivi la nostra credenza in queste 3 categorie - cerchiamo se non sia possibile negare loro questa credenza. Una volta che queste 3 categorie sono state svalutate, allora la dimostrazione della loro inapplicabilità al tutto non è più una ragione per svalutare il tutto.
Risultato: la credenza nelle categorie della ragione è la causa del nichilismo, - abbiamo misurato il valore del mondo con categorie che si rapportano a un mondo puramente simulato.
Risultato finale: tutti i valori con cui fino ad ora abbiamo tentato in primo luogo di rendere per noi stimabile il mondo e con cui, proprio per questo, l'abbiamo svalutato, essendosi rivelati inapplicabili - tutti questi valori, riguardati dal punto di vista psicologico, sono risultati di determinate prospettive dell'utilità per la conservazione e l'accrescimento di forme umane di dominio: e soltanto falsamente proiettati nell'essenza delle cose.
Fa ancor sempre parte della ingenuità iperbolica dell'uomo "porre" se stesso come senso e misura di valore delle cose..."

(Nietzsche - La volontà di potenza)

113 - tutto è niente

"...questa è la formula della nostra Magia; noi sosteniamo che tutti gli atti devono essere uguali; che l'esistenza conferma il diritto di esistere; che, se il male non è semplicemente un termine esprimente qualche relazione di ostilità casuale tra forze egualmente auto-giustificate, l'universo è inspiegabile ed impossibile quanto un'azione senza reazione; che le orge di Bacco e di Pan non sono meno sacramentali delle messe di Gesù; che le cicatrici della sifilide sono sacre e degne d'onore in quanto tali."

(Aleister Crowley - Magick)

17 maggio 2008

112 - la lunga catena del sapere


«
Conoscenza, inoltre, è una concezione impossibile. Tutte le proposizioni finiscono per ritornare ad "A è A".»

(Aleister Crowley - Magick)

111 - ridicolo ogni pessimismo

"Il divenire ha in ogni momento lo stesso valore: la somma del suo valore rimane uguale a sé: in altri termini: ESSO NON HA NESSUN VALORE, perché non c'è qualcosa con cui misurarlo, e in rapporto a cui la parola "valore" abbia senso. Il VALORE TOTALE DEL MONDO NON È VALUTABILE, di conseguenza ogni pessimismo filosofico è una cosa comica."

(Nietzsche - La volontà di potenza)

12 maggio 2008

110 - donne

Le donne, della cui dipendenza molti uomini vanno fieri, sono propriamente il Male, in quanto ci costringono, con le loro sudice armi, a concentrare le nostre risorse e i nostri sforzi sulla vacuità dei sentimenti e sulle debolezze a cui questi ci costringono.
Non saranno mai abbastanza maledette, le donne, corresponsabili della sconcia perpetuazione della specie, e generatrici del dolore attraverso il desiderio.
Chi canta la femmina cerca e vuole il male, cerca e vuole le torture del sentimento, i dolori della gelosia e del possesso, le assurdità del volere e volersi, le frustrazioni del coito.
Ce ne accorgiamo, dopo l'orgasmo, quando scema ogni lirismo: finita la scarica, cosa può valere quel pezzo di carne nel letto? Abbiamo avuto ciò che cercavamo.
Cosa possono valere le carezze, quando abbiamo superato la soglia del piacere, quando vorremmo solo stare da soli, o morire? Cosa possono valere le parole, sempre e sommamente stupide?
Poi tutto ricomincia e noi torniamo gioiosi dai nostri carnefici, non perché valgano nulla per se stessi, ma perché cerchiamo ancora una volta la voluttà, l'umido.
E il ciclo pietoso riprende: bisogno di scaricare, odio di se stessi, odio per quell'accidente della vita che ospitiamo nel letto.
Tutto riprende, anche la nostra ipocrisia, senza la quale non potremmo mettere insieme il serraglio, senza la quale non riusciremmo ad entrare nelle grazie di questa o quella femmina, senza la quale non avremmo modo di esplorare bocche, ani e vagine.
Riprende la faticosa messinscena, alternanza di bava e menzogne, erezioni e conversazioni. E confidiamo che lei non sappia, non si renda conto, e pensi di noi chissà quale falsità, o ci adori per qualità che non esistono se non come maschera, come traduzione dell'urlo dei nostri ormoni. I genitali si cercano e le anime credono di trovarsi, ironizzava Safranski.
E allora capita questo, dopo aver scaricato, che avremmo voglia di prendere a schiaffi la nostra compagnia di letto, diventata all'improvviso un mostro dopo aver vestito i panni della dea; dopo essersi svuotati, svanisce ogni poesia.
Solo il calcolo ci impedisce di essere onesti, e di sputare sull'oggetto della nostra libido; solo l'idea di poter sfruttare ancora una volta quel corpo ci
esime dall'oltraggiare senza pietà questi ricettacoli di sperma e speranze, questi intercambiabili passatempi.
E Dio solo sa quanto la semplice masturbazione, per lo meno negli effetti, possa agevolmente sostituire l'avvenenza già marcia delle forme e della carne.

11 maggio 2008

109 -

"Spessissimo noi, come un malato, un convalescente, che si cura, un povero che si procaccia il vitto con gran fatica, usando una infinita pazienza per solo conservarci in vita, non facciamo altro che patire infinitamente per conservarci, per non perdere la facoltà di patire ed esercitar la pazienza per preservarci il potere di esercitarla, per continuarla ad esercitare."

(Leopardi - Zibaldone)