22 maggio 2012
205 - l'ultima lotta
13 settembre 2011
27 agosto 2011
203 - Liberi di servire
26 luglio 2011
202 - verità ultime 2
10 luglio 2011
08 luglio 2011
200 - preti
23 giugno 2011
199 - la resa
10 giugno 2011
198 - Vauvenargues
(Riflessioni e Massime - 384)
27 maggio 2011
197 - la condizione umana
09 maggio 2011
196 - Mea Culpa
14 aprile 2011
195 - Apologia del silenzio
03 aprile 2011
194 - ordine e caos
29 marzo 2011
193 - dominare il mondo
26 febbraio 2011
192 - teatro senza quinte
06 gennaio 2011
191 - saggio accettare
01 gennaio 2011
190 - "Il silenzio del corpo"
29 agosto 2010
189 - Da un altro Vangelo...
06 luglio 2010
23 aprile 2010
187 - cose da nulla
17 marzo 2010
186 - ignavia
“Lo ripeto, lo ripeto con raddoppiata convinzione: tutte le persone immediate, tutti gli uomini d’azione sono attivi proprio perché sono limitati e ottusi. Come si spiega ciò? Ecco come si spiega: questa gente, per la propria limitatezza, prende le cause più prossime e secondarie per cause prime, e in tal modo si convince molto prima e molto più facilmente degli altri di aver trovato un fondamento indiscutibile al proprio agire, e quindi si acquieta; e questo è l’essenziale. Infatti, per cominciare ad agire è necessario innanzi tutto essere perfettamente tranquilli ed essersi liberati da qualsiasi dubbio. Ma io, per esempio, come posso tranquillarmi? Dove sono le cause prime sulle quali potrei appoggiarmi? Dove sono i fondamenti? Da dove li prendo? Io sto continuamente in esercizio col pensiero, e perciò ogni causa prima ne trascina immediatamente dietro di sé un’altra anche più profonda, e così via all’infinito. Tale è appunto l’essenza di ogni tipo di coscienza e di riflessione…
…O signori, il fatto è che io mi considero una persona intelligente forse soltanto perché in tutta la mia vita non sono stato capace né di cominciare né di portare a termine nulla. Ammettiamo, ammettiamo pure che io sia soltanto un chiacchierone, un innocuo e fastidioso chiacchierone come tutti quanti. Ma che resta da fare se il più diretto, anzi l’unico compito di ogni persona intelligente consiste appunto nel chiacchierare, cioè nel travasare coscientemente il vuoto nel vuoto?”
(Dostoevskij - Memorie dal sottosuolo)
14 febbraio 2010
185 - Carlo Michelstaedter
31 dicembre 2009
184 - venga il Tuo regno
12 novembre 2009
183 -
05 novembre 2009
181 - autoritratto 2
180 - autoritratto
26 settembre 2009
179 - sante verità
L'imperarore Wu del Liang chiese al grande Maestro Bodhidarma:
"Qual è il significato supremo della Sante Verità?"
Bodhidarma disse: "Vuote, senza santità"
(Hekiganroku)
08 settembre 2009
178 - Voltaire
«Maestro, veniamo a pregarvi di dirci perché un animale così strano come l'uomo è stato creato».
«Di che t'impicci?» gli disse il derviscio «forse che ti riguarda?»
«Ma reverendo padre,» disse Candido «è orribile il male che c'è sulla terra.»
«Che importa,» disse il derviscio «che ci sia del male o del bene? Quando Sua Altezza manda un vascello in Egitto, si preoccupa forse che i topi della stiva si trovino a loro agio o no?»
«Che bisogna fare dunque?» disse Pangloss.
«Tacere» disse il derviscio.
(Candide ou l'optimisme)
17 agosto 2009
17 giugno 2009
16 giugno 2009
175 - Francis Scott Fitzgerald
"Il bacio ebbe origine quando il primo rettile maschio leccò la prima rettile femmina, alludendo in modo sottile e complimentoso al fatto che essa era succulenta come il piccolo rettile che egli eveva mangiato a pranzo la sera prima"
(L'Età del Jazz)
03 giugno 2009
15 maggio 2009
172 - "Mai più!"
Genocidio inopportuno.
Kigali, una scocciatura tra due Giorni della Memoria. Per l'Occidente, c'è Olocausto ed olocausto.
10 maggio 2009
171 - Nietzsche
170 - sentenze
Chi scrive col sangue e per sentenze, non vuole essere letto, ma imparato a memoria. (Fredrich Nietzsche)
Quando non si sa scrivere, un romanzo riesce più facile di un aforisma. (Karl Kraus)
06 maggio 2009
169 - Ivan Turgenev
Il suicida a cui è stato impedito di porre a effetto il proponimento, conosce questa specie di sensazione.
A un tratto qualcosa l’urtò da dietro, fra le spalle. Si voltò… Malèk-Adèl’ stava fermo in mezzo alla strada. Aveva seguito il suo padrone, lo toccava col muso… per farsi sentire…
-Ah! – urlò Čertopchanov, - sei tu, sei proprio tu che vieni a cercare la morte! To’, piglia!
In un batter d’occhio cavò fuori la pistola, alzò il grilletto, puntò la canna contro la fronte di Malèk-Adèl’, sparò.
Il povero cavallo si gettò da un lato, s’impennò, indietreggiò dieci passi e stramazzò di schianto, rantolando e dibattendosi a terra…
Čertopchanov si turò gli orecchi con le due mani e fuggì. Le ginocchia gli si piegavano. La sbornia, la rabbia, la cocciuta sicurezza, tutto era svanito in un lampo. Rimaneva solo un senso di vergogna e d’infamia, e la coscienza, la sicura coscienza che stavolta l’aveva finita anche con se stesso.”
21 aprile 2009
168 -
"Il suicida ricerca il significato della vita, poi ad un certo punto si convince che il mondo è insensato e quindi si uccide - non perché il mondo o la vita in quanto tali si siano rivelati invivibili, ma perché non soddisfano la sua esigenza di un significato ultimo che possa essere compreso. Con questa esigenza il suicida ha costruito una realtà inadeguata che lo porta all'autodistruzione [...]"
(Epilogo a "La realtà inventata", Feltrinelli 1988)
06 aprile 2009
30 marzo 2009
29 marzo 2009
23 marzo 2009
164 -
15 marzo 2009
163 - Urbi et Orbi
12 marzo 2009
162 - Nietzsche
"Taluni, limitando stoicamente e severamente i loro bisogni, si leveranno ben presto e facilmente fino a quella sfera in cui potranno dimenticare e, per così dire, scuotersi di dosso la loro soggettività, godendo dell'eterna giovinezza in un sistema solare di faccende impersonali e senza tempo. Un altro estenderà a tal punto l'azione e i bisogni della sua soggettività e lavorerà a costruire il mausoleo di essa in misura sbalorditiva, quasi fosse in grado di superare nella lotta il suo possente avversario, il tempo. Anche in un simile impulso si mostra il desiderio di immortalità: ricchezza e potere, saggezza, presenza di spirito, eloquenza, una florida reputazione, un nome di peso, tutti questi diventano qui null'altro che mezzi attraverso cui l'insaziabile volontà di vita personale aspira a una nuova esistenza e anela a un'eternità in fin dei conti illusoria."
01 marzo 2009
161 - i grandi iniziati
I maestri sono tutti impostori, finché respirano.
Non si può essere svegli ed essere vivi allo stesso tempo.
13 febbraio 2009
11 febbraio 2009
04 febbraio 2009
158 - il dubbio ricorsivo
Ma egli lo sa. La contraddizione è il suo sangue, sa che è dappertutto, che è la cifra della realtà e dell'irrealtà.
Uno scettico deve essere incoerente, perché chi rifiuta ogni certezza non può piegarsi al dogma della coerenza.
Lo scettico vuole la contraddizione, la cerca, ne ha bisogno.
Deve smentirsi di continuo, abiurare senza sosta, sospettare del proprio sospetto; egli sa che il dubbio fatto sistema lo riporterebbe tra i filosofi, ombre che discettano di miraggi.
Non si dà sistema del dubbio, non si dà metodo nella negazione, nello smarrimento. Lo scetticismo è caos, non dottrina, poiché ogni dottrina è fesseria.
02 febbraio 2009
156 - Non questo! Non questo!
Pure solo il “non-come” potrebbe significare il suo “come”; poiché non c’è nemmeno il “come” in colui che non ha neanche il “che”; tuttavia, noi uomini siamo sbattuti, come per doglie, nell’incertezza della parola che convenga pronunziare e parliamo dell’Ineffabile e avventuriamo dei nomi, bramosi d’indicarlo a noi stessi come meglio sappiamo. E, forse, anche questo nostro nome “Uno” non ha altro valore che di “soppressione” relativamente al molteplice!»
(Plotino – Enneadi V, 5, VI)
155 -
"I Saggi sono coloro che vedono con occhio equanime un brāhmaņa - coronato di sapienza e umiltà - una vacca, un elefante, un cane, un paria."
(Bhagavad-Gītā V, 18)
27 gennaio 2009
22 gennaio 2009
152 - misero me
Una vita in meno da poter spolpare.
15 gennaio 2009
151 - la fede e le feci
I cristiani addirittura se ne cibano, rientrando a giusto titolo nel novero dei coprofagi.
13 gennaio 2009
28 dicembre 2008
149
Nella sostanza, ciascuno è esattamente quello che è: - qualunque cosa faccia, qualunque parte interpreti, qualunque scena reciti.
Si è ipocriti solo in superficie.
27 dicembre 2008
148 - Parassitismo. Potenza e Atto
Procreazione: atto gratuito. Incremento comunità di parassiti.
Foto 1 e foto 2. Nati per saccheggiare il mondo, prima di sparire.
25 dicembre 2008
147 - buon per lui
Lui, ben chiuso e senza pene. La valle di lacrime è il posto dei vivi. Sottoterra non si piange più.
19 dicembre 2008
146 - filosofia
17 dicembre 2008
145 - durata
(Cioran - Quaderni)
02 dicembre 2008
144 - Davila
"Non c'è fraternità politica che valga un odio condiviso."
"Una società civilizzata non è frutto dei propositi degli uomini, ma del loro reciproco neutralizzarsi."
"La missione storica degli intellettuali rivoluzionari è quella di inventare il vocabolario e i temi della prossima tirannia."
(In margine a un testo implicito)
01 dicembre 2008
143
Solitudine è incanto, è presenza di noi in tutto, perché noi siamo tutto. Desideriamo rarefarci fino a sparire. Ritornare all'aria, santi e distanti, vuoti e completi.
La nostra strada finisce dove qualunque cosa ha inizio, poiché nostro è l'inizio.
27 novembre 2008
142 - Nicolas Gomez Davila
"In margine a un testo implicito":
« Chiamiamo egoista chi non si sacrifica al nostro egoismo. »
« Celesti sono le gerarchie. È all'inferno che tutti sono uguali. »
« Ragione, Progresso, Giustizia sono le tre virtù teologali dello stupido. »
« L'uomo non si sentirebbe così sventurato se si limitasse a desiderare senza immaginare diritti su ciò che desidera. »
25 novembre 2008
141 - tutto
La metafisica è fatta di sofferenza e negazione, e noi saremo completi quando saremo completamente straziati e nescienti, feriti ed ignoranti, distrutti nel corpo e nello spirito, annientati dall'esperienza del mondo e di noi stessi.
Quando di noi non rimarrà più nulla, allora noi davvero saremo, e davvero sapremo.
03 novembre 2008
140 - pagina 10
(Albert Caraco - Breviario del caos)
139 - il lavoro
Niente ozio, unica cosa che rende sopportabile la vita. Neanche il tempo di piangere, quando ne avremmo tutti i motivi.
Lavorare, e poi ancora lavorare per lavorare, per sopravvivere, quando potremmo aprirci i polsi e lasciare agli altri le pene del guadagno, della casa, delle spese, dei debiti.
Io sono vile e inetto, perché ancora qui, perché ancora vivo.
Il lavoro, che non nobilita nessuno, e che imbruttisce l'uomo oltre ogni limite.
Il lavoro, cancro della specie, abominio, sistema perfetto, schiavitù senza uscita.
Il lavoro odioso e inutile.
Che il cielo mi mandi la morte, che il sonno non s'interrompa mai più; sono arrivato al punto di augurarmi un ictus.
Che qualcuno, per strada, mi spari alla nuca.
Che qualcuno mi investa, distratto, ad un incrocio qualsiasi.
Che un ordigno mi faccia a pezzi.
Che il mio palazzo crolli, uccidendomi sul colpo.
Se la scelta è tra il morire disperato e il morire sereno, che aspetta Dio a fulminarmi, finché conservo ancora un minimo equilibrio?
Ma dio non c'è, ed è mia la scelta, sono io l'arbitro di tutto.
Ma io sono ancora qui. Sono uno stupido, solo uno stupido. Qualunque cosa io dica, o faccia, o immagini, o pensi, rimango uno stupido, e tale sarò finché non porrò fine ai miei giorni.
19 ottobre 2008
138 - liberazione e catene
(Max Stirner - L'unico e la sua proprietà)
137 - il ciclo della filosofia
(Leopardi - Dialogo di Timandro e di Eleandro)
13 settembre 2008
136 - qui a appris à mourir a desappris à servir
"Ritiratevi in voi, ma prima preparatevi a ricevervi; sarebbe una pazzia affidarvi a voi stessi, se non vi sapete governare. C'è modo di fallire nella solitudine come nella compagnia." (I, XXXIX)
"Si può dire con fondamento che c'è un'ignoranza abbecedaria che va innanzi alla scienza; un'altra, dottorale, che viene dopo la scienza; ignoranza che la scienza produce e genera, allo stesso modo che annulla e distrugge la prima." (I, LIV)
135 - a scuola dai saggi
"Non sono i fatti in sé che turbano gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti [...] Di conseguenza, quando subiamo un impedimento, siamo turbati o afflitti, non dobbiamo mai accusare nessun altro tranne noi stessi, ossia i nostri giudizi. Incolpare gli altri dei propri mali è tipico di chi non ha educazione filosofica; chi l'ha intrapresa incolpa se stesso; chi l'ha completata non incolpa né gli altri né se stesso." (5)
"Se uno ti riferisce che il tale parla male di te, invece di difenderti dalle critiche che ti vengno riportate, rispondi:
09 settembre 2008
134 - il libro dei morti
"[...] osserva bene l'essenza di quello che ti spaventa: percepirai soltanto il Vuoto, l'essenza che non esiste concretamente in nessun luogo: questo è Dharmakaya. Ma questo Vuoto non è mera negazione, la sua essenza che fa paura al solo pensarla, è lo Stato della Coscienza primordiale, pura consapevolezza e chiarezza: è il Sambhogakaya della mente. Vuoto e Chiarezza non sono separati: l'essenza del Vuoto è la Chiarezza, l'essenza della Chiarezza è il Vuoto."
(Bardo Thos Grol - Libro tibetano dei morti)
30 agosto 2008
133 - ama nesciri et pro nihilo reputari
L'amore ideale è il paradosso, ghiaccio dell'anima, bestialità nella delicatezza, teatro dell'amore di sé, mistificazione puerile.
Amore insomma è una distorsione prospettica, è credersi il fine della vita e degli atti di chi ci circonda. E credersi un fine fa ancora parte dell'egoismo esponenziale di ciascuno. È un supplemento di valore che forniamo a noi stessi, è presunzione iperbolica.
Nulla di ignobile in tutto ciò. Nella delicatezza degli sguardi, nelle coreografie del letto, nella pietà del dono di sé, nel sacrificio della vita, ciascuno va incontro a se stesso, appagandosi.
Un capolavoro, può essere una donna, è arte di cui fruiamo. La bellezza non scavalca l'egoismo, è non serve se non per godere del piacere impalpabile della grazia.
Dio, termine ultimo dell'amore nelle fantasie del pio: non lo si ama forse per interesse personale? Non è, la salvezza dell'anima, ciò che pretendiamo in cambio della nostra fede? Un dio che non premia, che non punisce, che non si manifesta, che non comanda, che non pretende, che autorità può avere? A che scopo credere in lui, in un Dio lontano ed impotente, indifferente alle nostre suppliche e alla nostra sete di vendetta?
Al livello più alto, il più grande amore pretende il più grande dei tornaconti.
29 agosto 2008
132 - Qoelet
26 agosto 2008
131 - divino autolesionismo
130 - ...
Un triste o malato lo dimentichiamo – respingiamo – in ragione della sua inservibilità psichica o fisica.
Nessuno mai si abbandonerà in te, se non ci vedrà il suo tornaconto.
E tu? Credo di essermi abbandonato una volta disinteressatamente. Quindi non debbo piangere se ho perduto l'oggetto di quell'abbandono. Non sarei più stato disinteressato, in questo caso.
Eppure, a vedere quanto si soffre, il sacrificio è contro natura. O superiore alle mie forze. Non posso non piangere. E piangere è cedere al mondo, è riconoscere che si cercava il tornaconto. C'è qualcuno che rinuncia pur potendo avere? Questa carità non è altro che l'ideale dell'impotenza.
E allora, basta con la virtuosa indignazione. Se avessi avuto denti e astuzia avrei raccolto la preda.
Ma questo non toglie che la croce del deluso, del fallito, del vinto – di me - sia atroce a portare. Dopotutto il più famoso crocefisso era un dio: né deluso né fallito né vinto. Eppure con tutta la sua potenza, ha gridato “Eli”. Ma poi si è ripreso, e ha trionfato, e lo sapeva prima. A questo patto, chi non vorrebbe la crocefissione?
Tanti sono morti disperati. E questi hanno sofferto più di Cristo.
Ma la grande, la tremenda verità è questa: soffrire non serve a niente.”
22 agosto 2008
129 - il filosofo
Tutto è illusione.
Per questo il filosofo è inutilizzabile, a meno di diventare servo dei pensieri che genera. Sapere è prendere atto che ogni sapere è raggiro.
Solo gli schiavi e gli stolti hanno qualcosa da dire, qualcosa da far valere, qualcosa per cui sbraitare.
Chi è esente da questo bieco spettacolo? Pare nessuno. Tutti agiscono in conformità ai propri deliri.
Filosofi, dunque, non ce ne sono, né mai ce ne sono stati. Esistono solo impiegati della ragione, operai della logica, costruttori di fandonie.
Dove trovare saggezza? I cimiteri ne sono pieni, pieno ne è il nulla che precede e segue il nostro apparire su questa terra.
Altrove è il paradiso; sfugge all'umano, incompatibile col respiro.
17 luglio 2008
128 - cioran
14 giugno 2008
127 - spleen
10 giugno 2008
126 - Rensi
"[...] proprio l'idealismo sbocca necessariamente ad uno scetticismo pratico, poiché la sua proposizione etica fondamentale si risolve in questa: buono, vero, bello è ciò che allo spirito in te, alla coscienza in te, a te pare, è insomma quel che ti pare; e questo è ciò in cui, si voglia o no, l'etica kantiana-fichtiana, idealistica in generale, si risolve [...]; ogni azione non esiste, non ha il suo significato, non è quello che è, se non dentro quel tale, determinato, specifico, singolo, individuale, irripetibile corso vitale di cui essa è un'onda o una pulsazione; sicché la legge non può essere che legge individuale."
"Tale corso vitale distrugge continuamente tutte le sue costruzioni, contraddice e nega ogni suo stadio raggiunto, non lascia che alcuna sua formazione conservi quella permanenza e stabilità a cui essa al momento del suo sorgere pretende e che crede di possedere, e così le relativizza, le scetticizza tutte."
E questo è il "pensiero più significante e vero di Hegel [...] il pensiero, cioè, che la molla del processo è semplicemente la contraddizione, che il processo c'è soltanto perché è eterna la contraddizione, che unicamente l'eterna presenza della contraddizione, ossia dell'assurdo, è ciò che crea il processo, il quale non è che lo sforzo per sfuggirvi, sforzo vano perché non riesce se non ad uscire dall'una contraddizione per precipitare in un'altra, solo per uscire dalla quale ancora si muove, ossia è processo, sicché solo lo è perché in ogni presente è nell'assurdo; [...]
se, come è fondamentale pensiero di Hegel, la contraddizione (ossia l'assurdo) è la molla e la radice del movimento, la ragione del processo, e quindi della vita (essendo vita e processo unum et idem), bisogna concludere che, la vita stessa, ossia ciò che è la sola vera realtà, è una cosa sola con l'assurdo.[...]
E se la frase "il processo è l'assoluto" vuol semplicemente dire: ciò che solo esiste e permane è la non permanenza, l'assoluta verità è che tutto è errore, l'assoluta permanenza è che tutto passa, l'assoluto è che tutto è relativo, l'assoluto è il relativo - chiaramente ciò assoluto non è che un giuoco di parole."
125 - Georg Simmel
La vita è indissolubilmente vincolata alla necessità di diventar reale solo in forma del suo opposto, il che vuol dire in una forma [...]
Qui vuol dunque la vita qualcosa che non può assolutamente raggiungere. Vuole determinarsi e manifestarsi, al di là d'ogni forma, nella sua nuda immediatezza. Ma il conoscere, il volere, il foggiare da essa interamente determinato, può solo sostituire una forma con un'altra, non mai la forma in generale con la vita stessa, come esiste al di là della forma."
(Il conflitto della civiltà moderna)
124 - facili glorie
Esseri gli ultimi, estinguere la nostra genealogia.
Irridere l'intera storia della nostra famiglia.
Lasciare che i nostri geni muoiano con noi; negare, nel nostro piccolo, l'infame discendenza alla bestia-uomo.
Strozzare sul nascere le pretese dei nostri cromosomi.
Fregarsene di miliardi di anni, rappresentare il fallimento dell'intero destino dell'umanità.
Infischiarsene, fustigare la vita e chi si è sacrificato per essa.
Rendere ridicole rivoluzioni, vittime, atrocità, auspici, progetti, teleologie, leggi, religioni.
Essere saggi; trattare per quello che sono le casualità genetiche, l'insieme di anomalie che fanno l'evoluzione.
Andarsene, alla fine, autori dell'oltraggio supremo, profeti della sterilità eretta a sistema.
08 giugno 2008
123 - lascio il nulla a nessuno
Si rinuncia veramente a qualcosa solo quando scopriamo che per noi questo 'qualcosa' era solo uno pseudo-valore, una cosa solo in apparenza positiva, altrimenti è meglio che non corriamo il rischio insito in tale repressione [...]
Si diventa veramente samnyasin nel momento in cui si scopre che non c'è 'nessuna cosa' cui rinunciare, non perché non ci siano cose 'là fuori' ma perché noi non siamo 'nessuna cosa'."
(Raimon Panikkar)
122 - pascal
(Pascal - Pensieri)
06 giugno 2008
121 -
(Max Stirner - L'Unico e la sua proprietà)
05 giugno 2008
120
“La religione consiste nel credere che tutto quello che ci accade è straordinariamente importante. Non potrà mai sparire dal mondo, proprio per questa ragione.”
119 - il mestiere di vivere
(Cesare Pavese - Il mestiere di vivere)
02 giugno 2008
118 - E.F. lettera dal passato
Non c'è cosa che io desideri più della pace, non oso dire felicità; i sentimenti rendono torbida ogni cosa, pregiudicando tutto. Io sono un piccolo miserabile verme, non ho bisogno di continuare a cadere, non mi serve rotolarmi nella merda. La mia bassezza mi basta. Non serve che io mi faccia carico anche della tua.
Tu, il diavolo, ed io, il diavolo. Le persone sono mezzi, su questo non obietterai. Io sono stato un mezzo, così come chi mi ha preceduto, e allo stesso modo chi mi seguirà. Le persone si cambiano, le facce non contano: solo noi siamo importanti. Che c’è di male? Cosa cerchi? Cosa ti appagherà? È ridicolo che io scriva queste sciocchezze. È superfluo dire che il tempo renderà banale, puerile, ciò che oggi ti sembra insuperabile, catastrofico.
Le persone che per te oggi sono Dio, domani non saranno nulla. C'è bisogno di ripeterlo? Cosa ti addolora? Credi che io sia felice, finalmente libero dagli impacci? Sbagliato. Io sono al punto di partenza, la saggezza è impossibile, non ho alcun talento. Non riesco nemmeno a fallire come si deve. Quanta fatica devo fare, per ottenere anche una sola briciola di serenità... E quella poi si dissolve in un attimo. So solo ingannare i minuti, sperando che qualcuno, per strada, mi spari un colpo alla nuca, sperando di addormentarmi e di non risvegliarmi mai più, sperando che qualcuno o qualcosa supplisca alla mia mancanza di coraggio. Un essere vile, questo sono. Ma a voi che importa? Per voi la sincerità radicale non ha peso, è inopportuna, inappropriata. Preferite un fantoccio educato ed ipocrita ad un onesto verme. Il principe azzurro della favola, che non esiste, se non nei vostri sogni da bimbette. Le gioie dell'amore stanno nella sottile capacità di mentirsi a vicenda, di mascherare l'essenziale. L'amore è un teatro. Capisco, capisco tutto.
Sono arrabbiato, mi diprezzo, perché è come se io volessi rassicurarti. Questo bisogno, che detesto, è una nuova sconfitta. E probabilmente a te di tutto questo non importa nulla. Che grande vittoria, se così fosse! È orrendo preoccuparsi per gli altri, come se gli altri fossero angeli da accudire; no, non ci sono angeli, solo persone, bestie, maledetti imbecilli. Se avessi un figlio, sarebbe la prima cosa che gli direi, prima di rinnegarlo, o regalarlo a qualche coppia assetata di prole: figlio mio, non esistono adulti, solo idioti; non esiste maturità, solo idiozia; non esistono cose serie, tutto è senza valore; la vita non vale un fico secco, tu non vali un fico secco; sei nato solo perché l'egoismo e la stupidità fluiscono attraverso i genitali, e c'è sempre un uomo senza cervello ed una donna sua pari che avranno il cattivo gusto di mettere al mondo altri diavoli. I tuoi genitori sono dei mostri, tutti i genitori lo sono. Chi ti ama succhierà il tuo sangue, la tua vita. Figlio mio, sei un essere ripugnante, sei cibo per vermi, anche se ancora non lo sai. Figlio mio, ti auguro di non nascere, o di morire in fretta. Figlio mio, quando morirai canterò di gioia, e tu fai lo stesso, quando vedrai i tuoi cari inghiottiti dalla terra. Figlio, che la vana messinscena della ‘famiglia’ finisca qui: ti auguro sterilità.
Sapresti anche che è lecito ferire tutti quelli a cui vogliamo bene, se questo ci risparmia le tragedie di domani: io so che solitudine mi aspetta, ne vedo i contorni, so che sarà terribile, sento la miseria della mia condizione. So quanto può essere confortante sapere che qualcuno piangerà le nostre disgrazie, ma è uno schifo: essere importanti proporzionalmente a quanto gli altri si disperano per noi. A te piace? Amare è contaminarsi.
Se credi che io possa regalare gioia, sei stupida. Non è una colpa, per carità, è solo una tua tara.
Se "male" significasse qualcosa, io sarei il male. Per questo mondo, almeno...
Mi sono stancato, non posso sopportare altro. Non c'entra nulla la cattiveria. Non sono cattivo. E se lo sono, lo sono tutti. Non sono un mostro, e sai perfettamente che non c'è nessuno di cui mi possa fidare. Di te poi... Non ci sono garanzie, tu non me ne puoi dare, d’altra parte non crederei a una sola parola, per il semplice fatto che tu sia una persona, imprevedibile e pericolosa come tutte le persone.
Lascia perdere le amichette senza senno, i parenti incapaci, la tua famiglia di poveracci.
Queste, sono parole al vento. Passerà poco, prima che io mi penta di averle scritte. Passerà poco, prima che tu disprezzi questa mia insolita ed insensata apertura. Proprio io, che non dovrei a nessuno nessuna spiegazione.
I bilanci si fanno alla fine, e i bilanci sono sempre inutili.
Le donne non possono nulla, e la cosa migliore che possiamo fare è trattarle come oggetti, senza pretendere nulla da loro, senza consentire che loro pretendano nulla da noi. Tu, filosofia vivente, mi hai chiarito tutto questo: conta il piacere, ma solo finché è sicuro. Conta appagarsi, senza indietreggiare di un millimetro. Mai abbandonarsi. E le isteriche si arrabbiano, credendo che ce l’abbia con le donne in quanto tali. Questo è non capire niente. È una stupidaggine troppo grande per confutarla: si annienta da sola.
Tu, grande maestra, tu e chi ti ha preceduta, giacché chi ti seguirà non avrà più armi contro di me. Parte della mia corazza è stata forgiata dalle tue mani. Il resto è chiacchiera, parole che parlano di parole. Possiamo condividere un letto, ma sotto la mia pelle è il deserto. Piacere nella carne, ma il ghiaccio nell'anima. Che ti piaccia o no, ti assicuro, è del tutto irrilevante. E se avessi un altro corpo di cui godere, probabilmente non avrei avuto bisogno di scrivere. C’è ancora sangue nelle mie vene, sono imperfetto. E sarebbe sorprendente se, conoscendo queste parole, ci fosse ancora qualche cretinetta disposta anche solo a rivolgermi la parola. E tu, mi ami? Per questa volta non ti ricorderò che ‘amore’ è solo un modo per dire ‘dominio’. Mi ami? Bah, è davvero assurdo. Non sai quello che dici. Basta un uomo per dimenticarsi di chi si è amato, basta affittare ad un altro la propria vagina. Il piacere, i corpi avviluppati, i seni caldi e turgidi, questo basta per lasciarsi alle spalle il passato. Tu sai che è così. E lo sanno anche le tue stupide amiche, nonostante gareggino nel dimenticarlo. È pudore ipocrita, che nasconde voluttà, voglia di succhiare e farsi succhiare, fottere e farsi fottere.
Fottere, farsi fottere, e così trascinarsi finché il nostro corpo sarà troppo vecchio e marcio perché qualcuno ne goda. L’amore, a quel punto, sarà solo una variazione della pietà, il rispetto per l’assurdo codice morale di cui vi fate portatori, o semplicemente il timore della fine, come i vecchi, che sopportano reciprocamente i loro acciacchi e la loro puzza perché è sempre meglio che essere soli...
Il mio scopo? Essere Dio, e così si diventa Dio: diventando pietre..."
117 - dappertutto verità
Genocida e tenero amante, tutti fanno bene a fare quello che fanno, qualunque cosa facciano.
Tutti.
Sempre.
E tu, carne in attesa di morire, non cercare il senso: inventalo. Cosa vuoi che cambi?
Né il bene né il male hanno significato.
E se la miseria seppellirà le tue speranze, sappi che il dolore è meritato, poiché nessuno ti obbliga a vivere.
29 maggio 2008
116 -
(Zibaldone - 11 marzo 1826)
24 maggio 2008
115 - sub specie vanitatis
(Leopardi - Zibadone)
114 - 'ragioni' dell'assurdo
In breve: le categorie "fine", "unità", "essere" con le quali avevamo posto un valore nel mondo, sono da noi nuovamente tratte fuori - e ora il mondo sembra senza valore...
Posto che abbiamo capito che non è più possibile interpretare il mondo con queste tre categorie e che dopo questa constatazione il mondo comincia ad essere per noi senza valore, allora dobbiamo chiederci da dove derivi la nostra credenza in queste 3 categorie - cerchiamo se non sia possibile negare loro questa credenza. Una volta che queste 3 categorie sono state svalutate, allora la dimostrazione della loro inapplicabilità al tutto non è più una ragione per svalutare il tutto.
Risultato: la credenza nelle categorie della ragione è la causa del nichilismo, - abbiamo misurato il valore del mondo con categorie che si rapportano a un mondo puramente simulato.
Risultato finale: tutti i valori con cui fino ad ora abbiamo tentato in primo luogo di rendere per noi stimabile il mondo e con cui, proprio per questo, l'abbiamo svalutato, essendosi rivelati inapplicabili - tutti questi valori, riguardati dal punto di vista psicologico, sono risultati di determinate prospettive dell'utilità per la conservazione e l'accrescimento di forme umane di dominio: e soltanto falsamente proiettati nell'essenza delle cose.
Fa ancor sempre parte della ingenuità iperbolica dell'uomo "porre" se stesso come senso e misura di valore delle cose..."
(Nietzsche - La volontà di potenza)
113 - tutto è niente
(Aleister Crowley - Magick)
17 maggio 2008
112 - la lunga catena del sapere
«Conoscenza, inoltre, è una concezione impossibile. Tutte le proposizioni finiscono per ritornare ad "A è A".»
(Aleister Crowley - Magick)
111 - ridicolo ogni pessimismo
(Nietzsche - La volontà di potenza)
12 maggio 2008
110 - donne
Non saranno mai abbastanza maledette, le donne, corresponsabili della sconcia perpetuazione della specie, e generatrici del dolore attraverso il desiderio.
Chi canta la femmina cerca e vuole il male, cerca e vuole le torture del sentimento, i dolori della gelosia e del possesso, le assurdità del volere e volersi, le frustrazioni del coito.
Ce ne accorgiamo, dopo l'orgasmo, quando scema ogni lirismo: finita la scarica, cosa può valere quel pezzo di carne nel letto? Abbiamo avuto ciò che cercavamo.
Cosa possono valere le carezze, quando abbiamo superato la soglia del piacere, quando vorremmo solo stare da soli, o morire? Cosa possono valere le parole, sempre e sommamente stupide?
Poi tutto ricomincia e noi torniamo gioiosi dai nostri carnefici, non perché valgano nulla per se stessi, ma perché cerchiamo ancora una volta la voluttà, l'umido.
E il ciclo pietoso riprende: bisogno di scaricare, odio di se stessi, odio per quell'accidente della vita che ospitiamo nel letto.
Tutto riprende, anche la nostra ipocrisia, senza la quale non potremmo mettere insieme il serraglio, senza la quale non riusciremmo ad entrare nelle grazie di questa o quella femmina, senza la quale non avremmo modo di esplorare bocche, ani e vagine.
Riprende la faticosa messinscena, alternanza di bava e menzogne, erezioni e conversazioni. E confidiamo che lei non sappia, non si renda conto, e pensi di noi chissà quale falsità, o ci adori per qualità che non esistono se non come maschera, come traduzione dell'urlo dei nostri ormoni. I genitali si cercano e le anime credono di trovarsi, ironizzava Safranski.
E allora capita questo, dopo aver scaricato, che avremmo voglia di prendere a schiaffi la nostra compagnia di letto, diventata all'improvviso un mostro dopo aver vestito i panni della dea; dopo essersi svuotati, svanisce ogni poesia.
Solo il calcolo ci impedisce di essere onesti, e di sputare sull'oggetto della nostra libido; solo l'idea di poter sfruttare ancora una volta quel corpo ci
esime dall'oltraggiare senza pietà questi ricettacoli di sperma e speranze, questi intercambiabili passatempi.
E Dio solo sa quanto la semplice masturbazione, per lo meno negli effetti, possa agevolmente sostituire l'avvenenza già marcia delle forme e della carne.
11 maggio 2008
109 -
(Leopardi - Zibaldone)




